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Sommario settimanale 1/31 ottobre del blog RACCONTI E OPIONIONI di lavoro, salute,…………

In Senza categoria on ottobre 9, 2011 at 9:02 am

31- A una donna lesbica viene negata donazione di sangue. Al centro trasfusionale del Policlinico Umberto I di Roma

31- Istant art in Val di Susa. Quarto Stato in versione NO_TAV: un murales a Giaglione opera dello street artist GecArt

31- Il “nuovismo” di profeti, giovani e attempati, proteso alla conservazione del sistema non è poi una grande novità

31- De Benedetti e Grillo uniti nella lotta. Le idee e i progetti di regime albergano solo a destra? Fosse vero la democrazia italiana non sarebbe così malmessa

31- L’ecologia dei poveri. Le proteste popolari dalle periferie romane alle comunità indios in Bolivia

31- Il ricorso al modello animale per la sperimentazione ha, in alcuni casi, ritardato l’applicazione del vaccino per più di 30 anni

30- Al mercato è comnsentito ogni forma di violenza, di devastazione del suolo pubblico, e dei cervelli

30- Il Parlamento europeo blocca i tagli del governo contro i disabili che saranno privati di pensioni di invalidità, di indennità di accompagnamento

30- Manifestazioni contro le centrali a carbone: il vergognoso e miserabile servilismo dei grossi e grassi media italiani nei confronti delle politiche economiche del governo

30- La crisi della Croce rossa italiana, commissariata da sempre, arriva al capolinea con un decreto legge

30- Intervista all’Associazione Verba di Torino: promozione pari opportunità per le donne disabili e tutela della loro salute

29- L’Europa sta facendo passi da gigante, in retromarcia verso tempi di oscurantismo e misticismo pre feudale

29- La giornata nazionale dei no coke. Ogg il corteo a Porto Tolle e presidi in altre città

29- La tragedia di Eureco Paderno Dugnano. Per non dimenticare e per fare in modo che tragedie come questa non succedano più

29- Il mistero della morte di Giuseppe Uva. La sorella scrive al magistrato e al suo perito: “Non è stato un farmaco sbagliato a uccidere mio fratello”

29- La sanità in Puglia fra pubblico e privato. Il punto sul San Raffaele a Taranto in un convegno di Rifondazione Comunista

28- L’unica risposta al cavaliere nero e ai suoi stallieri è uno sciopero generale senza soluzione di continuità. O loro o noi!

28- In Piemonte il leghista Cota liquida i precari della Regione e annuncia oltre 14mila esuberi in sanità

28- Testimonianza di Gianni Marchetto al funerale di Ivar Oddone, l’inventore della Medicina del Lavoro

28- Il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, approvato nel 2008 è stato ampiamente peggiorato dall’attuale governo

28- Repressione globale un movimento che ha capito e colto la profonda scissione tra democrazia e capitalismo

27- Che fare per fermare questo ammasso di miserabili al governo? Domanda estremista per i responsabili del PD e nella CGIL?

27- Il testo della lettera inviata da Berlusconi alla UE, una violenza istituzionale declinabile solo come delinquenza politica

27- Parlamento: agli assenteisti una decurtazione, ai “sempre presenti” un incentivo! Ci prendono anche per i fondelli!

27- Napoli: si compie il primo, storico, passo verso la ripubblicizzazione del servizio idrico nel nostro paese.

27- Napoli come Parigi. Il 10 dicembre il primo incontro della Rete Europea dei comitati per l’acqua pubblica

27- Caos sanità in Molise. Forte il malcontento della popolazione, già attivata con iniziative e raccolte firme per scongiurare i tagli

27- Dopo le cozze al Pcb mare piccolo di Taranto, lo rivela l’Istituto superiore per la protezione ambientale

26- Pensioni: ennesima sceneggiata della Lega nel tetro teatro della politica italiana, irradiata dalla complicità dei media

26- E’ in atto un tentativo di far rientrare nelle politiche di austerity un inasprimento del misure cautelari e penali. E’ regime!

26- Contraffazioni cibo: è facilissimo beccarli sule bancarelle, oppure nei nuovi canali d’acquisto come l’on line

26- La Commissione parlamentare ha verificato 470 episodi di cure inadeguate di cui 329 con un decesso. Record in Calabria.

26- Contro il licenziamenento di circa 3.000 lavoratori della Croce Rossa, in buona parte precari

25- Mentre lui ride di questi poveri fessi di italiani, disponibili anche al trapasso diretto lavoro-cimitero

25- Noi comunisti mentiamo, non vogliamo inchinarci alla sondocrazia dei truffatori mediatici e facciamoo i burloni dichiarando preferenze per Sel e Idv

25- Repressione del dissenso: un perverso meccanismo trova legittimità e forza grazie alla vergognosa campagna mediatica. Cancellano la memoria

25- Nicoletta Dosio (No Tav): Questo potere che arriva sempre più armato contro di noi dimostra di essere sempre più debole

25- Aids e anziani: le campagne di sensibilizzazione hanno sempre avuto come target il pubblico giovanile

25- Quelli che non se la bevono più. In una città martoriata dalla disoccupazione e dalla emigrazione lavorativa, giovanile ed anche sanitaria

25- Gioco d’azzardo, da palliativo a patologia. La nuova droga, che coinvolge giovani, anziani, uomini e donne, si chiama “gioco”.

24- Palestina: uno dei passaggi formali per arrivare al sogno di una nazione è vanificato dalle parole dei pavidi

24- Per 9 anni nel poligono di Teulada, ammalata del morbo di Basedow, di sclerosi multipla. Ha avuto un bambino invalido. Le è stato negato il risarcimento

24- Devastato il “villaggio della legalità” a Latina. Don Ciotti «Chiaro gesto di intimidazione: nessuno può pensare di fermare questo impegno»

24- Intervista a Nicoletta Dosio prima della manifestazione anti TAV. La maturità del movimento contro la violenza dei media e dei governanti

24- Dalla padella del nucleare alla brace del carbone? Il Il 9 ottobre ad Adria, manifestiamo contro la centrale a carbone nel delta del Po

24- Con la sondocrazia quali margini rimangono alla politica una volta estromesse le forze politiche antagoniste al sistema?

24- Ricordiamo il cristianesimo ribelle di Enzo Mazzi. Ci ha lasciato il prete del dissenso, siamo tutti più deboli

23- Depredare le ricchezze di Stati sovrani ha sempre sostenuto il capitalismo, questo è il concetto di libertà dell’occidente

23- La lotta in Val di Susa, in cammino citando il poeta Walt Whitman: «Resistere molto, obbedire poco».

23- Tante leucemie e linfomi, i medici e i pediatri dei tre municipi limitrofi (XX, XIX e XVIII) di Roma devono “vuotare il sacco”

23- Ci hanno regalato per ore e ore il video della morte-linciaggio di Gheddafi. Una sequenza barbara di storia

23- Due anni fa Stefano Cucchi. Da quando non fu la morte a uccidere un ragazzo di Torpignattara. Attendiamo giustizia giusta!

22- A Torino, un affettuoso e commosso addio a Ivar Oddone, l’inventore della Medicina del Lavoro

22- E’ del PD la prima Giunta in Italia a privatizzare l’acqua dopo i referendum e non rispettare la voce dei 27 milioni di italiani

22- Un’iniziativa promossa dall’AILS (Associazione Italiana Lotta alla Sclerodermia, per sensibilizzare sul fenomeno di Raynaud

22- Il manuale dei disturbi mentali introduce 550 nuove sintomatologie, “contaminando” sempre più persone. Anche in Italia

22- In Francia l’uccisione del giornalista e saggista còrso, Nicolas Giudici, avvenuta il 17 giugno 2001, è stata rimossa da tribunali e media

21- Disse Sarkò alla figlia prima di rovistare nel cadavere di Gheddafi alla ricerca di altri tesori da depredare

21- L’ignobile mercato del voto nelle mani dei nostri moderni sciamani che infestano i talk show televisivi

21- Il gruppo “Contiamoci per contare” segue direttamente, come tante altre realtà associative della società civile

21- I cinque milioni di migranti residenti in Italia pesano solo per il due per cento sulla spesa farmaceutica globale.

21- Finalmente è caduta la montatura: liberi Roberto Aprile, sindacalista dei Cobas e i 17 disoccupati

21- Chiediamo che la nuova amministrazione di Milano cessi tutti gli sgomberi, anche quelli preventivi

20- “In morte di un amico”. Il commosso pensiero del cavaliere in memoria di un amico di tante schifezze contro i migranti

20- L’indagine dell’Ilo: combinazione di disoccupazione elevata, alta inattività e precariato. E la frustrazione genera la protesta

20- Tutela della salute come diritto inalienabile per ogni essere umano. Il sistema sanitario deve garantire i nuovi cittadini

20- Ad Adria la manifestazione contro la conversione a carbone dell’impianto termoelettrico dell’Enel

20- Una sentenza esemplare in Italia. La Pfizer condannata in appello a reintegrare i lavoratori ingiustamente licenziati

20- Contro un meccanismo in cui l’antiberlusconismo giustifica qualsiasi scempiaggine e attacchi alle libertà costituzionali

19- Un esempio tipico di come in Italia si valorizzano le differenze politiche sui generis tra un poliziotto e un bullo da trattoria

19- Pace e salute in Palestina. il peso del senso di colpa degli italiani viene ingiustamente caricato sulle spalle dei Palestinesi

19- Il movimento esprime disagi, rappresenta problematiche che una classa politica vera ascolterebbe

19- Il Nuovo Ulivo di Torino, che va dal centro moderato a Sel impone al suo personale precario la legge della giungla

19- Intervista al sindaco di Napoli De Magistris “La legge Reale è un vecchio arnese fascista cancellato dalla democrazia”

19- Nonostante i deliri, i falsi scoop e le interviste a ridicoli incappucciati, inventate di sana pianta

18- Meno morti sul lavoro? Falso, la crisi economica ha prodotto migliaia di disoccupati e molte migliaia di ore lavorate in meno. Dall’indignazione alla rabbia

18- Quello che è accaduto a Roma è un evento più complesso di quello che i massmedia hanno raccontato, e che Di Pietro ha capito

18- Ieri la giornata mondiale dell’alimentazione. Tutti parlano di fame, ma chi straparla è schifosamente obeso

18- Come giustificare un assalto a ventimila giovani manifestanti senza bandiera di partito o di sindacato? Tutti black blok?

17- Draghi. Questo signorotto di questo sistema economico criminale prende anche per i fondelli. Questo è sadismo!

17- Quando un vigile è violento contro un debole. Un senzatetto, i suoi due cani e un papero. Parlano i testimoni.

17- Caritas: nel nostro Paese sono 2,73 milioni le famiglie che vivono sotto la soglia dell’indigenza

17- Il grande business della privatizzazione dei servizi pubblici locali, un pozzo senza fondo per i rapinatori liberisti

16- Dopo la giornata mondiale contro i crimini del liberismo, bisogna capire se siamo un’avanguardia o già milioni in marcia

16- A Roma IL 15 OTTOBRE. Incazzati in migliaia dopo le violenze degli incappucciati in divisa contro migliaia di persone inermi

16- A Roma IL 15 OTTOBRE. Seguite le ambulanze dirette nei pronto soccorso. Le operazioni svolte durante le visite

16- A Roma IL 15 OTTOBRE. Loro che fanno? Scaricano la frustrazione su migliaia di manifestanti inermi con il pretesto di pochi imbecilli incappucciati

16- Riceviamo e pubblichiamo, Condividendo. Per una legge elettorale ispirata al principio proporzionale integrale

16-Perversioni, vizi e dissolutezze dei tanti politici. Il problema è nel singolo cittadino o nel governo della cosa pubblica?

15- Su www.controlacrisi.org da Roma e dalle piazze di tutto il mondo

15- Noi indignati da tanto marciume. Nel Paese dove negli ultimi decenni sono cresciute di più le disuguaglianze

15- Morti sul lavoro. Spett.le Redazione Lavoro e Salute. Riceviamo da Vegaengineering e pubblichiamo il loro rapporto

15- Morti alla Marlane, un processo che non finisce mai. Nell’ultima udienza, il 7 ottobre scorso, la solita messa in scena da parte dei difensori degli imputati

15- Lettera aperta ai precari. ARoma, contro una classe imprenditoriale ricattatrice e nepotista, una vita sempre più dura per lavoratori e lavoratrici

14- Le scorregge di questo misero Parlamento non l’hanno portato via, la tempesta democratica del 15 ottobre lo travolgerà

14- Domani 15 ottobre: P.za Repubblica, Via Cavour, Fori Imperiali, Colosseo, Via Labicana, Viale Manzoni, Via Emanule Filiberto, P.za S. Giovanni

14- I preti militari hanno una rivista che si chiama “Bonus Miles Christi”, il buon soldato di Cristo. Chiesa messaggera di pace?

14- Rischia la vita per i diritti Mohammed Kone, ragazzo ivoriano, per chiedere il riconoscimento dei propri diritti di rifugiato

14- Donne e stress da lavoro: fondamentali in questo scenario le azioni di prevenzione collettiva, i consultori e le attività di promozione della salute

13- Domanda: come fa un corpo politico inerte e di fatto complice a rappresentare un’alternativa alla miseria

13- Disperato appello degli uroliberisti. E’’ l’ennesimo segno della crisi che sta vivendo un sistema di sopraffazione oramai arrivato al termine

13- Ecco i primi 18 mesi di governo della Polverini. Quello della berlusconiana è il governo degli spot

13- Vorremmo che Fabio Fazio rivolgesse 10 domande a Manganelli. Ovviamente non gliele rivolgerà, la sua trasmissione si regge sull’ipocrisia e l’unica verità è concessa a cettolaqualunque

13- Brindisi: arrestato Bobo Aprile con altri 11 disoccupati: continua la repressione del disagio sociale

12- Il cavaliere un pò di riposo se lo merita, dopo tanto bunga bunga e rapine agli italiani. Chi lo ama lo segua!

12- Slavoj Zizek a Occupy Wall Street: Allora, cosa ci facciamo qui? Lasciate che vi racconti una meravigliosa barzelletta

12- Oggi il gioco dell’Eni viene finalmente scoperto. Come riporta Peacereporter. Una scoperta scioccante!

12- Il ritorno di Marx. Non c’è stato nulla, finora, di paragonabile al comportamento delle folle raccolte dal Tea Party nell’estate del 2009.

12- Jobs ha creato il gruppo più capitalizzato del mondo. Tecnologia alla portata di consumatori in grado di svenarsi

11- Oggi, la Palestina è il discrimine tra il mondo civile e un governo criminoso che calpesta la storia del suo popolo

11- Ecco la politica del terrorismo mediatico, scelta dal ministero dell’Interno, per giustificare un qualcosa di ingiustificabile. 15 ottobre, povera intellingence italiana…..

11- Processo al sistema di pagamento a prestazione. Vogliamo un sistema che paghi la salute e non la malattia

11- Quattro donne davanti a Montecitorio: Patrizia Moretti, Ilaria Cucchi, Lucia Uva, Domenica Ferrulli: madre, sorelle e figlia di vittime innocenti

10- Afghanistan: quando ai potenti, sadici e vigliacchi, piace vincere facile. ps. Il “quando” è superfluo!

10- Quali rischi per l’ambiente, i lavoratori dei cantieri, i cittadini della Valle di Susa e dell’area torinese?”.

10- Settimana della malnutrizione” di Medici Senza Frontiere. “Un Centro nutrizione in città – Quando il cibo non basta” arriva a Roma

10I migranti sono più sani degli italiani. Le cause di ricovero sono i traumi, malattie cardiache o respiratorie o il parto nel caso delle donne

10- Fassino cede i beni comuni di Torino. Il piano per l’affarismo. Privatizzazione selvaggia delle municipalizzate più importanti

9- Ogni luogo di lavoro è Barletta, in Italia

9- Il pesante attacco del “Giornale” della banda di Arcore alle Ong e a Terre des Hommes

9- Nel giorno del funerale delle vittime di Barletta, lo sterminatore dei diritti, annunciava l’ennesimo horror politico

9- Comunicato stampa Processo Marlane/Marzotto. Ennesimo decesso di un lavoratore

9-  ”Sono stanco e stufo… di combattere oltre che con la mia malattia, anche, con queste istituzioni inique!”

9- Discriminazione a Milano: cittadinanza italiana per essere assunti come infermieri

8- Peccato che i soldi ci siano sempre per la guerra, mai per costruire la pace e i diritti. Appello di Gino Strada

8- Indignados 2.0 Recenzione del nuovo libro di Loretta Napoleoni Economista e politologa, autrice di “Il Contagio”

8- Assurdo: un minuscolo Stato religioso detiene il monopolio del DNA della laica Costituzione italiana

8- A Milano l’Ambulatorio Medico Popolare gratuito è sotto sfratto e lo sgombero incombe

7- L’ultimo morso di Steve Jobs. Addio al fondatore di Apple

7- Omicidi sul lavoro. Come fanno solo 1850 tecnici della prevenzione dell’Asl a controllare 6 milioni di aziende?

7-  L’accaduto ad alcuni neonati al Policlinico Gemelli di Roma e la tutela dei lavoratori sui luoghi di lavoro

7- Cinque milioni di bambini senza cure. L’allarme in occasione del rilancio della campagna “Every One” per dire basta alla mortalità infantile

6-  Dopo la messa in discussione di una cultura di morte come la corrida, sarà la volta del capitalismo e dei suoi tifosi?

6-  Manifestazione 15 ottobre: corteo da piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni – ore 14.00

6-  Troppo spesso questa giustizia processa più facilmente le vittime e i familiari di stato piuttosto che i loro carnefici

6-  Napoli aderisce al network di città che, al di qua e al di là dell’Atlantico, perseguono l’abolizione degli scarti

6-  Omicidi sul lavoro, abbiamo sentito le solite litanie sulla lotta al lavoro nero e sul rispetto delle leggi. L’ipocrisia è complicità

6-  Omicidi sul lavoro, non servono le ipocrite parole di commiato, serve strappare le donne dalle condizioni di ricattabilità

5-  L’italietta scarica 850mila bombe sulla popolazione libica, crimini contro l’umanità coperti dalla complicità dei media servili

5- Articolo 8: la promozione del referendum sull’articolo 8 è parte della costruzione di un nuovo protagonismo di massa

5- La narrazione della BCE e dei padroni del vapore alla base del programma degli antiberlusconiani formali

5- In assenza della politica è la Magistratura a garantire i diritti degli alunni con disabilità e delle loro famiglie

5- Nel dramma di Barletta non abbiamo un segno di arretratezza ma la tragica modernità di un capitalismo disumano.

4- Cossiga non c’è più, Andreotti è in coma politico, il cavaliere delle dame di carità è ancora in sella… finchè la barca va

4- L’entropia informativa della Rete è percepita dai poteri come un insopportabile rumore di fondo

4- Mio papà causa della sua attività lavorativa, durata trent’anni di lavoro in fabbrica, giunse a contrarre il cancro

4- Lo scova tumori che la Finmeccanica non vuole si chiama Trim Prob, esegue una sorta di biopsia elettronica con un piccolo campo elettromagnetico

4- Rapporto “Save the Children”: La spesa in Italia per l’educazione nel 2008 l’Italia al 29 posto su 34 paesi

4- I media nascondono il carattere popolare delle rivendicazioni, contro lobbies e corporation e contro lo strapotere del Dow Jones

3- Il potere generato e cibato dalla violenza delle guerre d’invasione riuscirà a schiacciare gli indignati a stelle e strisce?

3- Referendum acqua pubblica: a Bari una due giorni per capire come incassare il risultato di giugno

3- Femminicidio: la regione Campania non impiega i fondi europei per i servizi alle donne

3- Referendum elettorali: i promotori mentono, i sostenitori ignorano. Intervista al costituzionalista Gianni Ferrara

3- Da San Pietro a Berlusconi, gli italiani sotto la chiesa. Il nuovo libro di Giordano Bruno Guerri

2- Le vergognose sceneggiate di Della Valle e Marcegaglia la dicono lunga sul clima torbido di questa italietta

2- Interessantissimo e illuminante articolo sulle nuove forme dello sfruttamento. I casi Amazon e Apple

2- Manca solo la scelta dello sceriffo con le primarie. Il governatore invece già c’è, si chiama Mario Draghi

2- Fornire una critica dell’economia politica, e intrecciarsi con le lotte ché, altrimenti, rischiano di restare difensive

2- Dopo vent’anni di lavoro sporco, ben retribuito, i rapinatori e parassiti del capitale vogliono sostituire il macellaio.

1- È quanto spende il Ministero dell’interno per noleggiare ‘Fantasy’, ‘Audacia’ e ‘Vincent’, per trattenere i migranti

1- Il governo non ha considerato almeno ill rischio che si innesti una spirale di violenza contro gli italiani in Tunisia?

1- A rischio le strutture antiviolenza di eccellenza come quella di via Mascherona a Genova. Mentre aumentano le denunce

1- Di Pietro votò con convinzione anche a favore della direttiva Bolkestein che ufficializzò l’impostazione neoliberista dell’Unione Europea

1- E’ andato in pensione a 59 anni e per la modica somma di 8.614,68 euro mensili. Uno dei tanti spudorati riccastri

SOMMARIO SETTIMANALE 24/30 SETTEMBRE

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Interessantissimo e illuminante articolo sulle nuove forme dello sfruttamento

In Senza categoria on ottobre 2, 2011 at 9:42 am

Feticismo della merce digitale e sfruttamento nascosto: i casi Amazon e Apple


La settimana scorsa The Morning Call, un quotidiano della Pennsylvania, ha pubblicato una lunga e dettagliata inchiesta – intitolata Inside Amazon’s Warehouse – sulle terribili condizioni di lavoro nei magazzini Amazon della Lehigh Valley. Il reportage, risultato di mesi di interviste e verifiche, sta facendo il giro del mondo ed è stato ripreso dal New York Times e altri media mainstream. Il quadro è cupo:
– estrema precarietà del lavoro, clima di perenne ricatto e assenza di diritti;
– ritmi inumani, con velocità raddoppiate da un giorno all’altro (da 250 a 500 “colli” al giorno, senza preavviso), con una temperatura interna che supera i 40° e in almeno un’occasione ha toccato i 45°;
– provvedimenti disciplinari ai danni di chi rallenta il ritmo o, semplicemente, sviene (in un rapporto del 2 giugno scorso si parla di 15 lavoratori svenuti per il caldo);
– licenziamenti “esemplari” su due piedi con il reprobo scortato fuori sotto gli occhi dei colleghi.
E ce n’è ancora. Leggetela tutta, l’inchiesta. Ne vale la pena. La frase-chiave la dice un ex-magazziniere: “They’re killing people mentally and phisically.

Jeff Bezos, fondatore, presidente e amministratore delegato di Amazon. INSEGVENDVM AB OPERARIIS FORCONIBVS.

A giudicare dai commenti in rete, molti cadono dalle nuvole, scoprendo soltanto ora che Amazon è una mega-corporation e Jeff Bezos un padrone che – com’è consueto tra i padroni – vuole realizzare profitti a scapito di ogni altra considerazione su dignità, equità e sicurezza.
Come dovevasi sospettare, il “miracolo”-Amazon (super-sconti, spedizioni velocissime, “coda lunga”, offerta apparentemente infinita) si regge sullo sfruttamento di forza-lavoro in condizioni vessatorie, pericolose, umilianti. Proprio come il “miracolo”-Walmart, il “miracolo”-Marchionne e qualunque altro miracolo aziendale ci abbiano propinato i media nel corso degli anni.
Quanto appena scritto dovrebbe essere ovvio, eppure non lo è. Il disvelamento non riguarda un’azienda qualsiasi, ma Amazon, sorta di “gigante buono” di cui – anche in Italia – si è sempre parlato in modo acritico, quando non adorante e populista.
The Morning Call ha rotto un incantesimo. Fino a qualche giorno fa, con poche eccezioni, i mezzi di informazione (e i consumatori stessi) accettavano la propaganda di Amazon senza l’ombra di un dubbio, come fosse oro colato. D’ora in poi, forse si cercheranno più spesso i riscontri, si faranno le dovute verifiche, si andranno a vedere eventuali bluff. Con il peggiorare della crisi, sembra aumentare il numero degli scettici.

Il problema di multinazionali che vengono percepite come “meno aziendali”, più “cool” ed eticamente – quasi spiritualmente – migliori delle altre riguarda molte compagnie associate a Internet in modo tanto stretto da essere identificate con la rete stessa. Un altro caso da manuale è Apple.

iPhone, iPad, youDie

L’anno scorso ha fatto scalpore – prima di essere sepolta da cumuli di sabbia e silenzio – un’ondata di suicidi tra gli operai della Foxconn, multinazionale cinese nelle cui fabbriche si assemblano iPad, iPhone e iPod.
In realtà le morti erano iniziate prima, nel 2007, e sono proseguite in seguito (l’ultimo suicidio accertato è del maggio scorso; un altro operaio è morto a luglio in circostanze sospette). A essersi uccisa, nel complesso, è una ventina di dipendenti. Indagini di vario genere hanno indicato tra le probabili cause tempi infernali di lavoro, mancanza di relazioni umane dentro la fabbrica e pressioni psicologiche da parte del management.
A volte si è andati ben oltre le pressioni psicologiche: il 16 luglio 2009, un dipendente 25enne di nome Sun Danyong si è gettato nel vuoto dopo aver subito un pestaggio da parte di una squadraccia dell’azienda. Sun era sospettato di aver rubato e/o smarrito un prototipo di iPhone.
Che soluzioni ha adottato la Foxconn per prevenire queste tragedie? Beh, ad esempio, ha installato delle “reti anti-suicidio”.
[Per approfondire questo tema, consiglio i link raccolti nella pagina di wikipedia e la visione del video divulgativo Deconstructing Foxconn]

Questi dietro-le-quinte del mondo Apple non ricevono molta attenzione, a paragone dei bollettini medici di Steve Jobs o di pseudo-eventi come l’inaugurazione, nella centralissima via Rizzoli di Bologna, del più grande Apple Store italiano (kermesse doverosamente smitizzata dal sempre ottimoMazzetta). In quella circostanza, diverse persone hanno trascorso la notte in strada in attesa di entrare nel tempio. Costoro non sanno niente del connubio di lavoro e morte che sta a monte del marchio che venerano. Nel capitalismo, mettere la maggiore distanza possibile tra “monte” e “valle” è l’operazione ideologica per eccellenza.

Feticismo, assoggettamento, liberazione

Quando si parla di Rete, la “macchina mitologica” dei nostri discorsi – alimentata dall’ideologia che, volenti o nolenti, respiriamo ogni giorno – ripropone un mito, una narrazione tossica: la tecnologia come forza autonoma, soggetto dotato di un suo spirito, realtà che si evolve da sola, spontaneamente e teleologicamente. Tanto che qualcuno – non lo si ricorderà mai abbastanza – ha avuto la bella pensata di candidare Internet (che come tutte le reti e infrastrutture serve a tutto, anche a fare la guerra) al… Nobel per la Pace.

A essere occultati sono i rapporti di classe, di proprietà, di produzione: se ne vede solo il feticcioE allora torna utile il Karl Marx delle pagine sul feticismo della merce (corsivo mio):

«Quel che qui assume per gli uomini la forma fantasmagorica di un rapporto fra cose è soltanto il rapporto sociale determinato fra gli uomini stessi.»

“Forma fantasmagorica di un rapporto tra cose”. Come i computer interconnessi a livello mondiale. Dietro la fantasmagoria della Rete c’è un rapporto socialedeterminato, e Marx intende: rapporto di produzione, rapporto di sfruttamento.
Su tali rapporti, la retorica internettiana getta un velo. Si può parlare per ore, giorni, mesi della Rete sfiorando solo occasionalmente il problema di chi ne sia proprietario, di chi detenga il controllo reale dei nodi, delle infrastrutture, dell’hardware. Ancor meno si pensa a quale piramide di lavoro – anche para-schiavistico – sia incorporata nei dispositivi che usiamo (computer, smartphone, Kindle) e di conseguenza nella rete stessa.

Ci sono multinazionali che tutti i giorni (in rete) espropriano ricchezza sociale e (dietro le quinte) vessano maestranze ai quattro angoli del mondo, eppure sono considerate… “meno multinazionali” delle altre.
Finché non ci si renderà conto che Apple è come la Monsanto, che Google è come la Novartis, che fare l’apologia di una corporation è la pratica narrativa più tossica che esista, si tratti di Google, FIAT, Facebook, Disney o Nestlé… Finché non ci si renderà conto di questo, nella rete ci staremo come pesci.
[N.B. A scanso di equivoci: io possiedo un Mac e ci lavoro bene. Ho anche un iPod, uno smartphone con Android e un Kindle. Chi fa il mio lavoro deve conoscere le modalità di fruizione della cultura e di utilizzo della rete. Ma cerco di non essere feticista, di non rimuovere lo sfruttamento che sta a monte di questi prodotti. E’ uno sforzo improbo, ma bisogna compierlo.]

Per colpa del net-feticismo, ogni giorno si pone l’accento solo sulle praticheliberanti che agiscono la rete – pratiche su cui, per essere chiari, noi WMscommettiamo tutti i giorni da vent’anni -, descrivendole come la regola, e implicitamente si derubricano come eccezioni le pratiche assoggettanti: la rete usata per sfruttare e sottopagare il lavoro intellettuale; per controllare e imprigionare le persone (si veda quanto accaduto dopo i riots londinesi); per imporre nuovi idoli e feticci alimentando nuovi conformismi; per veicolare l’ideologia dominante; per gli scambi del finanzcapitalismo che ci sta distruggendo.
In rete, le pratiche assoggettanti sono regola tanto quanto le altre. Anzi, a voler fare i precisini, andrebbero considerate regola più delle altre, se teniamo conto della genealogia di Internet, che si è evoluta da ARPAnet, rete informatica militare.

La questione non è se la rete produca liberazione o assoggettamento: produce sempre, e sin dall’inizio, entrambe le cose. E’ la sua dialettica, un aspetto è sempre insieme all’altro. Perché la rete è la forma che prende oggi il capitalismo, e il capitalismo è in ogni momento contraddizione in processo. Il capitalismo si affermò liberando soggettività (dai vincoli feudali, da antiche servitù) e al tempo stesso imponendo nuovi assoggettamenti (al tempo disciplinato della fabbrica, alla produzione di plusvalore). Nel capitalismo tutto funziona così: il consumo emancipae schiavizza, genera liberazione che è anche nuovo assoggettamento, e il ciclo riparte a un livello più alto.

L’eolipila di Erone

La lotta allora dovrebbe essere questa: far leva sulla liberazione per combattere l’assoggettamento. Moltiplicare le pratiche liberanti e usarle contro le pratiche assoggettanti. Ma questo si può fare solo smettendo di pensare alla tecnologia come forza autonoma e riconoscendo che è plasmata da rapporti di proprietà e produzione, e indirizzata da relazioni di potere e di classe.
Se la tecnologia si imponesse prescindendo da tali rapporti semplicemente perché innovativa, la macchina a vapore sarebbe entrata in uso già nel I secolo a.C., quando Erone di Alessandriarealizzò l’eolipila. Ma il modo di produzione antico non aveva bisogno delle macchine, perché tutta la forza-lavoro necessaria era assicurata dagli schiavi, e nessuno poté o volle immaginarne un’applicazione concreta.

E’ il feticismo della tecnologia come forza autonoma a farci ricadere sempre nel vecchio frame “apocalittici vs. integrati”. Al minimo accenno critico sulla rete, gli “integrati” ti scambieranno per “apocalittico” e ti accuseranno di incoerenza e/o oscurantismo. La prima accusa di solito risuona in frasi come: “Non stai usando un computer anche tu in questo momento?”; “Non li compri anche tu i libri su Amazon?”; “Ce l’hai anche tu uno smartphone!” etc. La seconda in inutili lezioncine tipo: “Pensa se oggi non ci fosse Internet…”
Nell’altro verso, ogni discorso sugli usi positivi della rete verrà accolto dagli “apocalittici” come la servile propaganda di un “integrato”. 
Ricordiamoci sempre di Erone di Alessandria. La sua storia ci insegna che quando parliamo di tecnologia, e più nello specifico di Internet, in realtà stiamo parlando di altro, cioè dei rapporti sociali.

Insomma, torniamo a chiederci: chi sono i padroni della rete? E chi sono gli sfruttati nella rete e dalla rete?
Scoprirlo non è poi tanto difficile: basta leggere le “Norme di utilizzo” dei social network a cui siamo iscritti; leggere le licenze del software che utilizziamo; digitare su un motore di ricerca l’espressione “Net Neutrality”… E, dulcis in fundo, tenere in mente storie come quelle dei magazzini Amazon e della Foxconn.
Solo in questo modo, credo, eviteremo scemenze come la campagna “Internet for Peace” o, peggio, narrazioni del futuro orrende, di “totalitarismo soffice”, come quella che emerge dal famigerato video della Casaleggio & Associati intitolato Gaia: The Future of Politics.

Non illudiamoci: saranno conflitti durissimi a stabilire se all’evoluzione di Internet corrisponderà un primato delle pratiche di liberazione su quelle di assoggettamento, o viceversa.

Il lavoro (di merda) incorporato nel tablet

Steve Jobs, ex-CEO di Apple, con l’Ipad.

Ultimamente, chi ritiene che nel capitalismo odierno non valga più la teoria marxiana del valore-lavoro fa l’esempio dell’iPad, e dice: il lavoro fisico compiuto dall’operaio per assemblare un tablet è poca roba, il valore del tablet è dato dal software e dalle applicazioni che ci girano sopra, quindi dal lavoro mentale, cognitivo, di ideazione e programmazione. Lavoro che “sfugge” da ogni parte, inquantificabile in termini di ore di lavoro.
Ciò metterebbe in crisi l’idea marxiana che – taglio con l’accetta – il valore di una merce sia dato dalla quantità di lavoro che essa incorpora, o meglio: dal tempo di lavoro socialmente necessario per produrla. Per “tempo socialmente necessario” Marx intende il tempo medio utilizzato dai produttori di una data merce in una data fase dello sviluppo capitalistico.

Non sono un esperto di economia politica, ma mi sembrano due livelli coesistenti. Forse la teoria del valore-lavoro viene liquidata troppo in fretta. Io credo che il suo nocciolo di senso (nocciolo “filosofico” e concretissimo) permanga anche col mutare delle condizioni.

Oggi il lavoro è molto più socializzato che ai tempi di Marx e i processi produttivi ben più complessi (e il capitale più condizionato da limiti esterni, cioè ambientali), eppure chi fa quest’esempio accorcia il ciclo e isola l’atto dell’assemblaggio di un singolo iPad. Mi sembra un grosso errore metodologico.
Andrebbe presa in considerazione la mole di lavoro lungo l’intero ciclo produttivodi un’intera infornata di tablet (o di laptop, di smartphone, di e-reader, quel che vi pare). Come giustamente diceva Tuco nella discussione in cui ha iniziato a prendere forma il presente intervento:

«Uno dei punti essenziali è che tutta la baracca non si potrebbe mai mettere in movimento per produrre cento iPad. Se ne devono produrre almeno cento milioni. A prima vista potrebbe sembrare che il lavoro intellettuale necessario per sviluppare il software dell’iPad generi di per sé valore, indipendentemente dal resto del ciclo produttivo. Questo però vorrebbe dire che il valore generato da questo lavoro intellettuale è indipendente dal numero di iPad che vengono prodotti. In realtà non è così. Se non facesse parte di un ciclo che prevede la produzione con modalità fordiste di cento milioni di iPad, quel lavoro intellettuale non genererebbe praticamente nessun valore.»

Fissato questo punto, nel considerare quanto lavoro vada a incorporarsi in un tablet si può:
1) partire dal reperimento di una materia prima come il litio. Senza di esso non esisterebbero le batterie ricaricabili dei nostri gadget. In natura non esiste in forma “pura”, e il processo per ottenerlo è costoso e impattante per l’ambiente.
[Tra l’altro, il 70% dei giacimenti mondiali è in fondo ai laghi salati della Bolivia, e il governo boliviano non ha alcuna intenzione di svenderlo. Oltre a questi problemi geopolitici, ci si mettono pure i terremoti. Questa fase primaria del ciclo pare destinata a complicarsi e a richiedere più lavoro.];
2) prendere in considerazione le nocività esperite da chi lavora nell’industria petrolchimica che produce i polimeri necessari;
3) considerare il lavoro senza tutele degli operai che assemblano i dispositivi (di come si lavora alla Foxconn abbiamo già parlato sopra);
4) arrivare fino al lavoro (indegno, nocivo, ai limiti del disumano) di chi “smaltisce” la carcassa del laptop o del tablet in qualche discarica africana. Trattandosi di una merce a obsolescenza rapida e soprattutto pianificataquesto lavoro è già incorporato in essa, fin dalla fase della progettazione.

http://www.bbc.co.uk/emp/external/player.swf

Prendendo in considerazione tutto questo, si vedrà che di lavoro fisico (lavoro di merda, sfruttato, sottopagato, nocivo etc.) un’infornata di iPad ne incorpora parecchio, e con esso incorpora una grande quantità di tempo di lavoro. E non vi è dubbio che si tratti di tempo di lavoro socialmente necessario: oggi gli iPad si producono così e in nessun altro modo.
Senza questo lavoro, il general intellect applicato che inventa e aggiorna software, semplicemente, non esisterebbe. Quindi non produrrebbe alcun valore. Se “per fare un tavolo ci vuole il legno”, per fare il tablet ci vuole l’operaio (e prima ancora il minatore etc.). Senza gli operai e il loro lavoro, niente valorizzazione della merce digitale, niente quotazione di Apple in borsa etc. Azionisti e investitori danno credito alla mela perché produce, valorizza e vende hardware e gadget, e ogni tanto fa un nuovo “colpo”, mettendo sul mercato un nuovo “gioiellino”. E chi lo fa il gioiellino?

Se sia ancora possibile una precisa contabilità in termini di ore-lavoro, non sono in grado di dirlo. Ripeto: non sono un esperto di economia politica. Ma so che quando gettiamo nell’immondizia un telefonino perfettamente funzionante perché il nuovo modello “fa più cose”, stiamo buttando via una porzione di vita e fatica di una gran massa di lavoratori, sovente pagati con due lire e – nella migliore delle ipotesi – un calcio nel culo.

Intelligenza collettiva, lavoro invisibile e social media

Quel che sto cercando di dire lo anticipava già Marx nel Capitolo VI inedito del Capitale (ed. it. Firenze, 1969, la citazione che segue è alle pagg. 57-58). Il passaggio è denso perché, appunto, è uno di quei testi che Marx non rivide per la pubblicazione:

«L’incremento delle forze produttive sociali del lavoro, o delle forze produttive del lavoro direttamente sociale,socializzato (reso collettivo) mediante la cooperazione, la divisione del lavoro all’interno della fabbrica, l’impiego dellemacchine e in genere, la trasformazione del processo di produzione in coscienteimpiego delle scienze naturali, della meccanica, della chimica ecc. e della tecnologia per dati scopi, come ognilavoro su grande scala a tutto ciò corrispondente […] questo incremento, dicevamo, della forza produttiva del lavoro socializzato in confronto al lavoro più o meno isolato e disperso dell’individuo singolo, e con esso l’applicazione della scienza – questo prodotto generaledello sviluppo sociale – processo di produzione immediato, si rappresentano ora come forza produttiva del capitale anziché come forza produttiva del lavoro, o solo come forza produttiva del lavoro in quanto identico al capitale; in ogni caso, non come forza produttiva del lavoratore isolato e neppure dei lavoratori cooperanti nel processo di produzione.
Questa mistificazione, propria del rapporto capitalistico in quanto tale, si sviluppa ora molto più di quanto potesse avvenire nel caso della pura e semplice sottomissione formale del lavoro al capitale.»

In sostanza, Marx dice che:

1) la natura collettiva e cooperativa del lavoro viene realmente sottomessa (a volte si traduce con “sussunta”) al capitale, cioè è una natura collettiva specifica, che prima del capitale non esisteva.
La“sottomissione reale” del lavoro al capitale è contrapposta da Marx alla “sottomissione formale“, tipica degli albori del capitalismo, quando il capitale sottometteva tipologie di lavoro pre-esistenti: la tessitura manuale, i processi del lavoro agricolo etc. “Sottomissione (o sussunzione) reale” significa che il capitale rende forza produttiva una cooperazione sociale che non pre-esisteva a esso, perché non pre-esistevano a esso gli operai, il lavoro salariato, le macchine, le nuove reti di trasporto e distribuzione.

2) Quanto più è avanzato il processo produttivo (grazie all’applicazione di scienza e tecnologia), tanto più mistificata sarà la rappresentazione (oggi qualcuno direbbe la narrazione) della cooperazione produttiva.

Ora cerchiamo nell’oggi gli esempi di questa formulazione: la produzione di senso e di relazioni in Internet non è considerata forza produttiva di lavoratori cooperanti; tantomeno l’ideologia dominante permette di riconoscere il lavoro del singolo. Questa produzione viene (truffaldinamente, mitologicamente) attribuita direttamente al capitale, allo “spirito d’impresa”, al presunto genio del capitalista etc. Per esempio, si dice che dobbiamo a una “intuizione” di Mark Zuckerberg se oggi grazie a Facebook bla bla bla.
Altrettanto spesso tale produzione di senso viene considerata, come dice Marx, “forza produttiva del lavoro in quanto identico al capitale”. Traduciamo: lo sfruttamento viene occultato dietro la facciata di un lavoro in rete autonomo, non subordinato, fatto tutto di autoimprenditoria e/o libera contrattazione e/o comunque molto più “cool” dei lavori “tradizionali” etc., quando invece la produzione di contenuti in rete va avanti anche grazie al lavoro subordinatissimo di masse di “negri” – nel senso di “autori-fantasma” – che lavorano a cottimo, come racconta Adrianaaaa a proposito di Odesk.com.

Esiste, per usare un’espressione marxiana, la “Gemeinwesen”, una tendenza dell’essere umano al comune, alla comunità e alla cooperazione? Sì, esiste. E’ sempre rischioso usare quest’espressione, ma se c’è un universale antropologico, beh, è questo. “Compagnevole animale”, così Dante traduce lo “zòon politikon” di Aristotele (lo ricorda Girolamo De Michele nel suo ultimo libro Filosofia) e le neuroscienze stanno dimostrando che siamo… “cablati” per la gemeinwesen (la scoperta dei neuroni specchio etc.)
Nessun modo di produzione ha sussunto e reso produttiva la tendenza umana alla cooperazione con la stessa forza del capitalismo.
Oggi l’esempio più eclatante di cooperazione sussunta – e al tempo stesso di lavoro invisibile, non percepito come tale – ce lo forniscono i social media.

Mark Zuckerberg. INSEGVENDVM DEINDE COSPARGENDVM CATRAME PLVMISQUE.

Sto per fare l’esempio di Facebook. Non perché gli altri social media siano “meno malvagi”, ma perché al momento è il più grosso, è  quello che fa più soldi ed è – come dimostra la recentissima ondata di nuove opzioni e implementazioni – il più avvolgente, pervasivo ed espansionista. Facebook si muove come se volesse inglobare tutta la rete, sostituirsi ad essa. E’ il social network par excellence, dunque ci fornisce l’esempio più chiaro.

Sei uno degli oltre settecento milioni di utenti che usa Facebook? Bene, vuol dire che quasi ogni giorno produci contenuti per il network: contenuti di ogni genere, non ultimo contenutiaffettivi e relazionali. Sei parte del general intellect di Facebook. Insomma, Facebook esiste e funziona grazie a quelli come te. Di cos’è il nome Facebook se non di questa intelligenza collettiva, che non è prodotta da Zuckerberg e compagnia, ma dagli utenti?

Tu su Facebook di fatto lavori. Non te ne accorgi, ma lavori. Lavori senza essere pagato. Sono altri a fare soldi col tuo lavoro.

Qui il concetto marxiano che torna utile è quello di “pluslavoro”. Non è un concetto astruso: significa “la parte di lavoro che, pur producendo valore, non si traduce in salario ma in profitto del padrone, in quanto proprietario dei mezzi di produzione”.
Dove c’è profitto, vuol dire che c’è stato pluslavoro. Altrimenti, se tutta la quota di lavoro fosse remunerata in base al valore che ha creato, beh… sarebbe il comunismo, la società senza classi. E’ chiaro che il padrone deve pagare in salarimeno di quel che trarrà dalla vendita delle merci. “Profitto” significa questo. Significa pagare ai lavoratori meno del valore reale del lavoro che svolgono.
Per vari motivi, il padrone può anche non riuscire a venderle, quelle merci. E quindi non realizzare profitti. Ma questo non significa che i lavoratori non abbiano erogato pluslavoro. L’intera società capitalistica è basata su plusvalore e pluslavoro.

Su Facebook il tuo lavoro è tutto pluslavoro, perché non vieni pagato. Zuckerberg ogni giorno si vende il tuo pluslavoro, cioè si vende la tua vita (i dati sensibili, i pattern della tua navigazione etc.) e le tue relazioni, e guadagna svariati milioni di dollari al giorno. Perché lui è il proprietario del mezzo di produzione, tu no.
L’informazione è merce. La conoscenza è merce. Anzi, nel postfordismo o come diavolo vogliamo chiamarlo, è la merce delle merci. E’ forza produttiva e merce al tempo stesso, proprio come la forza-lavoro. La comunità che usa Facebook produce informazione (sui gusti, sui modelli di consumo, sui trend di mercato) che il padrone impacchetta in forma di statistiche e vende a soggetti terzi e/o usa perpersonalizzare pubblicità, offerte e transazioni di vario genere.
Inoltre, lo stesso Facebook, in quanto rappresentazione della più estesa rete di relazioni sul pianeta, è una merce. L’azienza Facebook può  vendere informazione solo se, al contempo e senza sosta, vende quella rappresentazione di se stessa. Anche tale rappresentazione è dovuta agli utenti, ma a riempirsi il conto in banca è Zuckerberg.

Non c’è dentro e fuori

Se dopo questo discorso qualcuno mi chiedesse: “Allora la soluzione è stare fuori dai social media?”, risponderei che la questione è mal posta.
Certamente, costruire dal basso social media diversi, funzionanti con software libero e non basati sul commercio di dati sensibili e relazioni, è cosa buona e giusta. Ma lo è anche mantenere una presenza critica e informativa nei luoghi dove vive e comunica la maggioranza delle persone, magari sperimentando modi conflittuali di usare i network esistenti.
Sto provando a spiegare, da un po’ di tempo a questa parte, che secondo me le metafore spaziali (come il “dentro” e il “fuori”)  sono inadeguate, perchè è chiaro che se la domanda è: “dov’è il fuori?”, la risposta – o l’assenza di risposta – può solo essere paralizzante. Perchè è già paralizzante la domanda.

Forse è più utile ragionare ed esprimersi in termini temporali.
Si tratta di capire quanto tempo di vita (quanti tempi e quante vite) il capitale stia rubando anche e soprattutto di nascosto (perché tale furto è presentato come “natura delle cose”), diventare consapevoli delle varie forme di sfruttamento, e quindi lottare nel rapporto di produzione, nelle relazioni di potere, contestando gli assetti proprietari e la “naturalizzazione” dell’espropriazione, per rallentare i ritmi, interrompere lo sfruttamento, riconquistare pezzi di vita.

Non è certo nuovo, quel che sto dicendo: un tempo si era soliti chiamarla “lotta di classe”. In parole povere: gli interessi del lavoratore e del padrone sono diversi e inconciliabili. Qualunque ideologia che mascheri questa differenza (ideologia aziendalistica, nazionalistica, razziale etc.) è da combattere.
Pensiamo agli albori del movimento operaio. Un proletario lavora dodici-quattordici ore al giorno, in condizioni bestiali, e la  sua sorte è condivisa anche da bambini che non vedono mai la luce del sole. Cosa fa? Lotta. Lotta finché non strappa le otto ore, la remunerazione degli straordinari, le tutele sanitarie, il diritto di organizzazione e di sciopero, la legislazione contro il lavoro minorile… E si riappropria  di una parte del suo tempo, e afferma la sua dignità, finché queste conquiste non saranno di nuovo messe in discussione e toccherà lottare di nuovo.

Già renderci conto che il nostro rapporto con le cose non è neutro né innocente, trovarci l’ideologia, scoprire il feticismo della merce, è una conquista: forse cornuti e mazziati lo siamo comunque, ma almeno non “cornuti, mazziati e contenti”. Il danno resta, ma almeno non la beffa di crederci liberi in ambiti dove siamo sfruttati.
Trovare sempre i dispositivi che ci assoggettano, e descriverli cercando il modo di metterli in crisi.

La merce digitale che usiamo incorpora sfruttamento, diventiamone consapevoli. La rete si erge su gigantesche colonne di lavoro invisibile, rendiamolo visibile. E rendiamo visibili le lotte, gli scioperi. In occidente se ne parla ancora poco, ma in Cina gli scioperi si fanno e si faranno sempre di più.
Quando uno sfigato diventa un tycoon, andiamo a vedere su quali teste ha camminato per arrivare dov’è, quale lavoro ha messo a profitto, quale pluslavoro non ha ricompensato.
Quando parlo di “defeticizzare la rete”, intendo l’acquisizione di questa consapevolezza. Che è la precondizione per stare “dentro e contro”, dentro in modo conflittuale.

E se stiamo “dentro e contro” la rete, forse possiamo trovare il modo di allearcicon coloro che sono sfruttati a monte.
Un’alleanza mondiale tra “attivisti digitali”, lavoratori cognitivi e operai dell’industria elettronica sarebbe, per i padroni della rete, la cosa più spaventosa.
Le forme di quest’alleanza, ovviamente, sono tutte da scoprire.

Wu Ming 1

Fonte: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5241#more-5241