francocilenti

LA RISORSA SALUTARE DEGLI INFERMIERI MIGRANTI

In Senza categoria on dicembre 25, 2010 at 6:49 pm

Stop agli infermieri stranieri? Per sfruttare di più quelli italiani e ridurre ancora la sanità pubblica

Sfatiamo un becero luogo comune: non esiste un conflitto d’interessi con gli infermieri italiani, esiste invece un vuoto nei reparti e servizi che neanche la monetizzazione delle risorse umane rimanenti riesce più a coprire.  Cerchiamo di dare un quadro reale delle precarie condizioni nelle quali si trovano migliaia di professionalità ed esperienze che arrivano da altri paesi e che vorrebbero stabilizzarsi nelle nostre strutture di assistenza e cura.

Come è noto, le nostre strutture sanitarie soffrono da anni di una pesante carenza di professionalità, in particolare infermieri ma non solo (si veda l’esternalizzazione delle cure fisioterapiche, causa mancanza di fisioterapisti). Una carenza ormai cronica che condiziona turni di lavoro e qualità dell’assistenza. Oggi l’Italia è il penultimo Paese in Europa per rapporto infermieri-abitanti (5,8 per mille), seguito dalla Grecia.

Da dieci anni si lancia l’allarme e si è anche quantificato in oltre 100.000 infermieri il fabbisogno delle nostre strutture pubbliche. Un bisogno che a oggi trova molti ostacoli burocratici nelle istituzioni preposte, culturali e corporativi in molte realtà di lavoro.

I 35.000 infermieri che oggi operano a fianco dei loro colleghi italiani sono un numero fortemente insufficiente per avvicinarsi agli standard europei. Ci si chiede perchè di fronte ad un bisogno non si utilizza direttamente un’opportunità che ci viene offerta seppur dietro una migrazione costrittiva. Invece, per incapacità gestionali da parte delle amministrazioni, ipocritamente giustificate da scelte politiche nazionali e locali indicatrici di tagli al personale, si sceglie di ricorrere alle agenzie di lavoro interinale, che spesso fanno le selezioni direttamente all’estero, o a cooperative create da infermieri stranieri già presenti in Italia. Tali scelte aziendali danno luogo a impieghi poco chiari anche sotto il profilo professionale in quanto l’unica garanzia di “qualità” è il capitolato d’appalto, dietro il quale si nascondono situazioni e vissuti di sfruttamento che inficiano anche le capacità dei singoli inviati negli ospedali.

Il bisogno di lavoro porta gli infermieri a diventare vittime di un racket vero e proprio. Lo si deduce dalle denunce arrivate da più parti. Oltre i casi, pochi, trattati dalle cronache giornalistiche c’è “l’Associazione degli infermieri stranieri in Italia” (un’organizzazione nata per dar voce agli infermieri sfruttati) a denunciare quanto accade nelle cooperative di stranieri (ma anche di privati italiani). I migranti infermieri, devono pagare una forte somma per avviare le pratiche (somme che ammontano anche a migliaia di euro pagati ad organismi statali e intermediari) quindi una volta arrivati in Italia sono costretti a turni massacranti e a cedere alla cooperativa che li hanno assunti una parte consistente di stipendio.

L’impiego di infermieri stranieri in Italia è caratterizzato da forti differenze territoriali. Ad esempio, è straniero il 40% dei nuovi iscritti all’Ipasvi a Torino, un terzo degli infermieri operanti presso l’ospedale Molinette e un quinto di tutti gli stranieri della Regione. Gli infermieri stranieri sono un terzo del totale negli ospedali privati di Milano, il 18% nell’Ospedale San Raffaele e il 12% nell’Istituto Don Gnocchi.  Di fronte a questo bisogno impellente per il funzionamento delle strutture sanitarie perchè non operare delle scelte che superano l’handicap provocato dall’obbligo della laurea dalle stesse lungaggini burocratiche?  Affianchiamo una scuola che mutui le vecchie scuole infermieristiche, soppresse con troppa superficialità!

In Piemonte una proposta è stata fatta da tempo da Rifondazione Comunista. Si propone l’istituzione di un Istituto Tecnico Sanitario che diplomi infermieri senza essere in contrasto con l’attuale regime di laurea breve.  Di questa fascia di infermieri ne abbiamo un drammatico bisogno, e non solo in Piemonte, per capirlo basta scorrere gli elenchi degli organici infermieristici nei reparti. Organici ridotti al minimo ben oltre gli aridi standard di assistenza previsti.

Speriamo che il bisogno aguzzi l’ingegno delle istituzioni regionali, anche sulla scia della scelta fatta recentemente, speriamo non solo come lodevole intenzione, dal Ministero che ha deciso un percorso facilitato per le procedure d’ingresso e un iter burocratico più breve, ache per l’equipollenza dei titoli di studio conseguiti all’estero. Non ci vorranno più di 30 giorni (come previsto dal testo unico per l’immigrazione per i  lavoratori altamente specializzati) rispetto agli attuali 90 giorni previsti. Mentre per infermieri, medici e altre figure sanitarie provenienti da Paesi comunitari il riconoscimento dovrebbe essere automatico.

Franco Cilenti

da  “Speciale infermieri migranti”  http://www.lavoroesalute.org/images/pdf/les_cinque_torino_2010.pdf  –  NOTA: Articolo pubblicato anche su www.migrantitorino.it/

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